martedì 12 maggio 2020

Le erbe al tempo dei virus

Le erbe al tempo dei virus

Sono in corso in Cina una ottantina di studi sui potenziali trattamenti per COVID-19 e 15 riguardano fitoterapici tradizionali.
Sono in corso in Cina una ottantina di studi sui potenziali trattamenti per COVID-19 e 15 riguardano fitoterapici tradizionali. Come è importante studiare nel tempo l’evoluzione di epidemie e pandemie per comprenderne corsi e ricorsi e trasformazioni, e adottare tutte le misure del caso, preventive e terapeutiche, quando si tratta di epidemie causate da virus finora sconosciuti, è difficile fare previsioni per armi specifiche, che siano farmaci o vaccini. Esistono del resto testi storici e letteratura scientifica sull’impiego di piante tradizionali cinesi nella prevenzione e trattamento della SARS e dell’influenza H1N1, come anche programmi di prevenzione dall’epidemia di COVID-19 con erbe tradizionali cinesi, attivati nel 2020 dalle autorità sanitarie in più regioni della Cina. Durante la precedente epidemia di SARS tale approccio è stato ampiamente utilizzato: nell’aprile 2003, il Ministero della Salute cinese raccomandava più di 20 formule fitoterapiche da associare ai farmaci occidentali (Chen et al., 2007). Secondo una metanalisi Cochrane (2012) le erbe cinesi usate insieme ai farmaci occidentali hanno migliorato sintomi e qualità di vita e favorito il riassorbimento dell’infiltrato infiammatorio polmonare, consentendo anche di ridurre il dosaggio dei farmaci steroidei dei pazienti con SARS trattati con i due approcci in combinazione (Liu et al., 2012). Tra questi la formulazione erboristica cinese contenente estratti del lianqiao (Forsythiae fructus), che si ritiene sia stato usato per il trattamento delle infezioni da oltre 2.000 anni. Tra le piante tradizionali su cui esiste una letteratura interessante c’è la Liquirizia; diversi meccanismi d’azione si possono evocare a giustificazione dell’impiego di estratti di questa pianta nel paziente con infezione virale polmonare: attività antinfiammatoria, sedativa della tosse, immunomodulante e non ultima antivirale. Già con l’esplodere della SARS si sviluppò la ricerca di composti antivirali per il suo trattamento e fu esaminata anche la glicirizzina su ceppi di coronavirus da pazienti. Da febbraio 2020 la radice di Liquirizia entra, insieme ad altre erbe, in alcune preparazioni tradizionali inserite in programmi di prevenzione di COVID-19. E’ presente anche un’altra pianta medicinale, nota anche in Occidente, per le sue capacità immunostimolanti: la radice di Astragalus membranaceus, di cui sperimentalmente è stata dimostrata la capacità dei polisaccaridi di inibire la replicazione di virus responsabili di infezioni bronchiali.
E la fitoterapia occidentale? Se la Cina si è attivata in termini di utilizzo preventivo e ricerca moderna su piante di uso antico, potrebbe giocare un ruolo attivo anche la fitoterapia occidentale, che già utilizza piante inserite in medicinali e integratori nel trattamento sintomatico delle affezioni virali delle alte vie respiratorie e al tempo stesso dotate di attività inibenti la replicazione dei virus respiratori. Tra le piante, ormai diventate di nostra pertinenza, si deve citare il Pelargonium sidoides, registrato come pianta medicinale antitosse per le sue caratteristiche antinfiammatorie e immunomodulanti, ma contenente polifenoli che, sperimentalmente, hanno confermato proprietà antivirali verso numerosi virus respiratori, tra i quali anche il coronavirus. E la ben nota Echinacea, nelle sue varie specie e preparazioni, esplica capacità immunoprotettive e antinfiammatorie confermate da recenti revisioni della letteratura. Non sarebbe quindi banale pensare come utilizzare questi fitoterapici, ad esempio nella protezione degli operatori sanitari esposti, a iniziare dai MMG fino a medici, infermieri e tecnici sanitari delle Malattie infettive o di altri reparti, come il Pronto Soccorso, dove entrano con contatto con pazienti contagiati. Bene dunque l’utilizzo di alcuni dei fitoterapici citati, in strategica e razionale associazione tra loro, senza dimenticare altre piante medicinali della tradizione latino-americana come Uncaria tomentosa o europea, come Cistus incanus e Sambucus nigra, ad alto contenuto in polifenoli e antociani, con dimostrate attività antinfi mmatorie e anti-virus influenzali, evidenziate di recente anche dalla ricerca clinica. Argomenti ne abbiamo sia per la nostra pratica clinica, sia per la ricerca innovativa in un settore di interesse mondiale.
Vitor Chiessi

lunedì 11 maggio 2020

INDICAZIONI DIETETICHE IN TEMPI DI CORONAVIRUS: CIBI RICCHI IN VITAMINA C, ANTIOSSIDANTI E IMMUNOSTIMOLANTI

Esistono degli estratti vegetali ad azione immunostimolante che possono essere efficacemente associati ai farmaci di sintesi che possono allievare i sintomi. In uno studio recente è stata testata ad esempio l'efficacia e la sicurezza di alcuni polisaccaridi del Larice chiamati arabinogalattani. Hanno dimostrato un elevato profilo di sicurezza e degli esiti promettenti in termini di attività immunostimolante. Presentano un'elevata muco adesività e una volta ingeriti interagiscono con la mucina che riveste la mucosa gastroenterica attivando per contatto il sistema immunitario. Sono presenti in diverse piante immunostimolanti come l'Echinacea purpurea, la Curcuma longa ed il fungo medicinale Ganoderma lucidum. In particolare hanno dimostrato di stimolare la citotossicità delle cellule natural killer in vitro attraverso la generazione di interferone gamma e di inibire le metastasi delle cellule tumorali nel fegato di roditori. .Gli Arabinogalattani sono anche considerati una buona fonte di fibra alimentare, migliorando la salute di alcuni ceppi della microflora intestinale, come i Bifidobacterium, i Lactobacillus acidophilus, e gli Enterobacteriaceae.
La vitamina A sembra anche prevenire le infezioni dell'apparato respiratorio e di quello digerente: se si prende come farmaco dovrà essere il medico a prescriverla ma per evitare carenze basterà mangiare cibi che la contengono: carote, verdure gialle, spinaci, broccoli, zucca, tuorlo dell'uovo, fegato, pesce e formaggio.


Infine due esempi pratici per esercitare un'attività antiossidiante e quindi un buon funzionamento del sistema immunitario.
Insalata mista di peperoni ovvero una fetta di peperone giallo, una di verde e una di rosso. Poi cavolfiore e radicchio rosso, meglio se in pinzimonio, con olio extravergine di oliva, sia a pranzo che a cena. Questa ricetta assicura il massimo di vitamina C assimilabile con l'alimentazione. Il peperone è in fatti l'ortaggio in assoluto più ricco di acido ascorbico, ma ci fornisce anche antociani, carotenoidi, flavonoidi, isotiocianati e clorofilla, che rappresentano i pigmenti indispensabili per sostenere le nostre cellule.
Quali sono invece gli ingredienti ideali per una buona insalata di frutta, la macedonia deve contenere uva nera, ribes rosso, kiwi, banana e arance. Questo cocktail è in grado di darci il massimo di vitamina C e al tempo stesso acido ellagico e resveratrolo dalle documentate attività antivirali
Se poi a qualcuno la verdura e la frutta proprio non dovessero piacere c'è un alternativa. un'alimentazione integrata con estratti di Rosa canina che fornisce vitamina C naturale in associazione sinergica con i carotenoidi, che la rendono più potente.  

CORONAVIRUS: PER CAPIRNE DI PIU'

Il virus che causa l'attuale epidemia di coronavirus è stato chiamato "Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2" (SARS-CoV-2). Secondo gli scienziati il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs).  I sintomi più comuni di sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.. Il DPCM dell'8 marzo 2020 raccomanda a tutte le persone anziane o affette da una o più patologie croniche o con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. La via primaria di trasmissione sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite: la saliva, tossendo e starnutendo, contatti diretti personali, le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi Poiché la trasmissione può avvenire attraverso oggetti contaminati, è sempre buona norma per prevenire infezioni, anche respiratorie, il lavaggio frequente e accurato delle mani, dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca. È importante perciò che le persone ammalate applichino misure di igiene quali starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso. Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l'infezione. Dovresti lavarti le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).
inoltre bisogna evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; evitare abbracci e strette di mano; mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro; igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie); evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva; non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce; non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico; pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol; usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.  Per approfondimenti e informazioni puoi chiamare il numero verde Emilia-Romagna: 800 033 033 regionale. Utilizza i numeri di emergenza 112/118 soltanto se strettamente necessario. Non è al momento possibile prevedere per quanto tempo durerà l'epidemia e come si evolverà. Abbiamo a che fare con un nuovo virus e quindi rimangono molte incertezze. Ad esempio, non è noto se la trasmissione diminuirà durante l'estate, come osservato per l'influenza stagionale.  

lunedì 23 marzo 2020

sabato 15 febbraio 2020

FOODAMENTALE 2020

Ritorna anche nel 2020, e per il terzo anno consecutivo, l’attesa rassegna Foodamentale con tre nuove proposte cinematografiche legate al tema della nutrizione. Sempre organizzata dagli Amici del Fegato Onlus con il patrocinio del comune di Carpi e dell'Ordine dei farmacisti di Modena in collaborazione con la Farmacia della Speranza e i Giovani per Carpi quest’anno si avvale anche dell’importante contributo dei professori e degli studenti del Convitto di Correggio. Un gemellaggio che si spera porti risultati anche in futuro. Le serate saranno come sempre accompagnate dai commenti degli esperti (medici, dietisti, psicologi) il cui prezioso contributo meglio illustrerà l’impatto che la produzione e il consumo di cibo hanno su di noi e sull’ambiente.  Saranno presenti nelle varie serate i Dottori Stefano Bellentani, Enzo Soresi, Giacomo Carpenito

e le Dott.sse Cecilia Valenti, Laura Lodi, Martina Toschi,  Lucia Mannavola,  Sara Giannini, Serena Cavallini, Cristina Ghiselli, lo chef Carlo Gozzi e il fornaio Sandro Santolin.
La produzione documentaristica su questi temi  si arricchisce, anno dopo anno, di spunti e di argomenti su cui vale la pena di riflettere, consapevoli  del fatto che non è più possibile ignorare le ricadute che l’industria della nutrizione ha sulla vita di ognuno di noi, a partire dall’allevamento degli animali, o dalle colture intensive, fino a ciò che ogni giorno arriva sulla nostra tavola.  L’interesse che il mondo dell’intrattenimento, soprattutto televisivo, ha manifestato negli ultimi tempi intorno al mondo della cucina e del food, ha trasformato il cibo da semplice nutrimento a vero e proprio status symbol, facendoci a volte dimenticare che ciò di cui il nostro corpo si nutre non ha solo aspetti ludici o spettacolari ma influisce, e non poco, sul nostro stato di salute. 
E ciò è tanto più sorprendente se si considera  che dalle immagini (immateriali, inconsistenti, fantasmatiche)  sono irrimediabilmente espunte le caratteristiche principali del cibo, e cioè gusto e olfatto. La novità di quest’anno è che, accanto ai documentari, viene introdotta per la prima volta una forma narrativa più tradizionale, un film di finzione, che affronta il tema dei gravi disordini alimentari che affliggono soprattutto gli adolescenti.  Una scelta, la nostra, che va nella direzione di un maggior coinvolgimento empatico del pubblico che dalle vicende dei protagonisti ricava motivi per immedesimarsi nei vari personaggi e condividerne così, almeno in parte, il disagio e la sofferenza.  
La prima serata con il consueto buffet e la proiezione del film Domani si svolgerà il 7 marzo alle ore 20.00 presso l’Auditorium della Biblioteca Loria. Seguiranno I Nostri Figli Ci Accuseranno, il 21 marzo Briciole. Infine sarà proposto il 26 marzo un interessantissimo simposio-convengo con le figure professionali più importanti sull’argomento tra cui Enzo Soresi illustre pneumologo di fama mondiale su Microbiota intestinale, Colon irritabile e Fibromialgia. Le serate sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. 

mercoledì 19 giugno 2019

BERGAMOTTO: UN ALLEATO NATURALE CONTRO IL COLESTEROLO

Bergamotto: un alleato naturale contro il colesterolo
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Farmacista | 04 Febbraio 2019Il bergamotto si è ritagliato uno spazio tra gli alimenti definiti funzionali, ossia quei cibi che possono vantare effetti benefici sulla salute. L’agrume, conosciuto perlopiù per il suo uso in cosmetica, in realtà è un serbatoio di sostanze utili per il benessere, tra cui la capacità di tenere sotto controllo e ridurre i livelli di colesterolo cattivo, o LDL. Gli scienziati italiani dell’Università Magna Grecia di Catanzaro hanno condotto uno studio da cui emerge come un gruppo di enzimi noti con la sigla HMGF (idrossi flavononi glutaril metile) possono contrastare l’azione dannosa di alcune proteine ritenute la causa di malattie cardiache. I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati dello studio sul Journal of Functional Foods, dimostrano come il bergamotto possa avere effetti simili a quelli delle statine nel controllare il colesterolo LDL, senza tuttavia gli effetti collaterali di tali farmaci.
I test condotti per confrontare gli effetti delle statine e degli enzimi HMGF sul colesterolo in generale hanno mostrato che il bergamotto ha funzionato altrettanto bene. Non solo gli enzimi dell’agrume hanno ridotto i livelli di colesterolo LDL, ma hanno aumentato quelli del colesterolo HDL, o buono.
“Pertanto – aggiungono gli scienziati – un supplemento giornaliero di estratto del frutto bergamotto potrebbe essere molto efficace per il trattamento del colesterolo alto”.
Il bergamotto vanta una tradizione popolare assai viva, che vede in esso un rimedio per numerosi disturbi, tra cui la caduta dei capelli, la forfora, le malattie della pelle e le ferite. Ma anche come antisettico, antibatterico e come rimedio contro la bronchite.
Già in un precedente studio, condotto dal team del professor Vincenzo Mollace dell’Università della Calabria, erano state evidenziate le proprietà salutari dell’estratto
di bergamotto: grazie all’azione dei polifenoli, era risultato efficace nel ridurre i livelli di trigliceridi e la glicemia, oltre al colesterolo. L’effetto antiossidante è stato paragonato a quello della vitamina E, uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura. Queste sostanze, tra l’altro, contribuiscono alla prevenzione dell’aterosclerosi.

martedì 5 giugno 2018

LA RAPA ROSSA FA BENE ALL'IPERTENSIONE


Farmacista
 | 31 Maggio 2018

La barbabietola rossa o rapa rossa è una radice dalle numerose proprietà dietetiche e salutari. Contiene infatti quantità notevoli di minerali che assorbe dal terreno: potassio, fosforo, ferro, calcio e numerose vitamine del gruppo B.
Possiede proprietà depurative, antisettiche e ricostituenti ed è utile in caso di influenza e di anemia, grazie al ferro che contiene. Favorisce la digestione e rafforza la mucosa gastrica. A causa della sua consistenza zuccherina, è invece sconsigliata a pazienti diabetici, così come per chi soffre di calcolosi renali, data la presenza di molti ossalati.
Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista scientifica Hypertension (Kapil et al., 2015) ha dimostrato l’utilità del succo di barbabietola nel diminuire la pressione sanguigna in pazienti affetti da ipertensione. In questo studio 68 pazienti ipertesi sono stati divisi in due gruppi: il primo ha ricevuto un supplemento nutrizionale di succo di barbabietola (240ml al giorno per 4 settimane), il secondo gruppo ha ricevuto il placebo, cioè un succo identico ma senza i principi attivi della barbabietola.
In particolare, è stato studiato l’effetto del nitrato presente nella barbabietola: questa sostanza viene convertita nell’organismo in ossido nitrico, favorendo la vasodilatazione e quindi l’abbassamento della pressione sanguigna. I risultati dello studio hanno dimostrato l’efficacia del succo di barbabietola rispetto al gruppo di controllo nel diminuire la pressione sanguigna in pazienti con ipertensione, nei quali si è anche osservato un miglioramento della funzionalità delle pareti dei vasi sanguigni e una diminuzione della rigidità delle arterie.
Se soffrite di pressione alta, ma anche se volete migliorare le vostre prestazioni sportive, bevetevi un bel frullato di barbabietola! Ecco la ricetta!
Ingredienti:
una banana, mezza barbabietola, una manciata di lamponi surgelati e un bicchiere di latte.
Procedimento:
Frullate tutti gli ingredienti, aggiungete qualche superfood di vostro gradimento (cioccolato fondente, cocco in scaglie, bacche di goji, frutta secca) e gustate!

http://www.temponews.it/news_12541_La_rapa_rossa_contro_l%E2%80%99ipertensione.html

mercoledì 4 aprile 2018

Sale, meglio poco

Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte.

Nelle ricette è classico trovare nell’elenco degli ingredienti l’acronimo qb (che sta per quanto basta) per la quantità di sale da cucina da usare. Il quanto basta però è una misura soggettiva e per noi italiani, abituati ai piatti saporiti, si traduce in consumo di sale di molto superiore al fabbisogno giornaliero. In media consumiamo più di 10 grammi a testa al giorno che sono, decisamente, troppi se il nostro obiettivo è prevenire problemi di pressione arteriosa.
Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte. È infatti dimostrato che elevati apporti di sodio (che è contenuto nel sale) aumentano il rischio per alcune malattie del cuore, dei vasi sanguigni e dei reni, sia attraverso l’aumento della pressione arteriosa sia indipendentemente da questo meccanismo.
1 grammo di sale contiene circa 0,4 grammi di sodio.
Poco sale abbassa la pressione arteriosa?
Gli studi che hanno valutato gli effetti della riduzione dell’apporto di sale nella dieta confermano che negli ipertesi la diminuzione del sale nella dieta comporta mediamente una riduzione della pressione sistolica di 5 mmHg e della diastolica di 3 mmHg
Quanto sale al giorno?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera.  Due grammi sodio corrispondono a circa 5 grammi di sale da cucina, che sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da the
Nel calcolo del consumo giornaliero di sale complessivo va tenuto in considerazione anche il sodio contenuto negli alimenti e nelle bevande. Secondo le stime della Commissione Europea, il sale presente nei cibi industriali o consumati fuori casa è più del 75% e quello aggiunto nelle preparazioni domestiche è solo il 10% circa.
Le quantità di sodio nascoste nel piatto
300 gr di pizza rossa o bianca = 2 grammi
50 gr di pane (una fetta) = 0,15 grammi
20 gr biscotti docli (2-4 biscotti) = 0,04 grammi
50 gr di parmigiano = 0,3 grammi
50 gr di prosciutto crudo dolce (3-4 fette medie)  = 1,29 grammi
50 gr di prosciutto cotto (3-4 fette medie) = 0,36 grammi
50 gr di salame di Milano (8-10 fette medie) = 0,75 grammi
100 gr mozzarella di mucca = 0,20 grammi
20 gr Parmigiano grattuggiato (1 cucchiaio) = 0,06
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
Come comportarsi?
La prima risposta è usare il buon senso per contenere il consumo di sale: fare attenzione a quello che stiamo per mangiare valutando approssimativamente il contenuto di sale e quindi di sodio; adottare alcune strategie per evitare cibi ricchi di sale e per sostituire il sale con spezie.
Nelle linee-guide dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione vengono riportati questi suggerimenti .
  1. Riduci progressivamente l’uso di sale sia a tavola che in cucina.
  2. Preferisci al sale comune il sale arricchito con iodio (sale iodato).
  3. Non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita.
  4. Limita l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).
  5. Insaporisci i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry).
  6. Esalta il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto.
  7. Scegli, quando sono disponibili, le linee di prodotti a basso contenuto di sale (pane senza sale, tonno in scatola a basso contenuto di sale, ecc.).
  8. Consuma solo saltuariamente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, alcuni salumi e formaggi).
  9. Nell’attività sportiva moderata reintegra con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione.

mercoledì 21 febbraio 2018

IL SUCCO DI MIRTILLO ABBASSA GLI ZUCCHERI NEL SANGUE

Con il mirtillo si è visto che gli zuccheri nel sangue si riducono del 10%. Questa si che è una dolce notizia; un pool di ricercatori canadesi ha scoperto che i mirtilli abbassano i livelli di zucchero nel sangue e migliorano la resistenza all'insulina.
Durante la ricerca, ad alcuni volontari in sovrappeso e a rischio di infarto e diabete, gli scienziati hanno somministrato 250 ml di succo di mirtillo al giorno per 3 settimane.
Il risultato? La glicemia nel sangue di tutti i pazienti si è abbassata del 10%. Questo beneficio è dovuto all'effetto sul pancreas (l'organo che regola i livelli di glucosio attraverso la produzione di insulina) che hanno le antocianine,antiossidanti che abbondano nei mirtilli e nei frutti e vegetali di colore blu.
I ricercatori prescrivono a chi non piace il succo di mirtillo, di provare i frutti freschi e/o surgelati magari frullati, ma di evitare quelli coltivati in serra perché contengono un tasso minore di antiossidanti rispetto ai cugini selvatici.

Quali sono gli altri benefici del succo di mirtillo?

  • Previene e attenua infezioni del tratto urinario
  • Aiuta il sistema cardiovascolare
I flavonoidi nei mirtilli possono contribuire a ridurre il rischio di problemi cardiaci migliorando la salute del cuore; essi possono diminuire le probabilità di sviluppare l'aterosclerosi, che è una condizione che limita il flusso arterioso con l'accumulo di placche: la mancanza di ossigeno nelle arterie può provocare infatti infarto e ictus.
  • Ti aiuta a perdere peso
Rispetto agli altri succhi di frutta, quello ai mirtilli è meno dolce ed è più facile trovare al supermercato come succo 100% puro senza zuccheri aggiunti anche per scopi dietetici.
Bere un bicchere di succo di mirtillo a colazione è un modo eccellente di iniziare la giornata: è una vera e propria spinta antiossidante con pochissimi zuccheri!
  • Previene il cancro
  • Aiuta la digestione
I mirtilli sono ricchi di fibre, che aiutano la digestione e rendono stomaco e intestino più felici. Perché i mirtilli siano davvero efficaci in questo è necessario però mangiare la bacca per intero oppure fare un bel frullato di mirtillo e altra frutta
  • Rafforza il sistema immunitario
Chi beve un bicchiere di succo di mirtillo al giorno ha meno probabilità di contrarre raffreddori e influenze. Tutto grazie a polifenoli. Questi antiossidanti proteggono il nostro corpo contro i radicali liberi. I mirtilli sono noti per avere un concentrato maggiore di antiossidanti rispetto ad altri frutti.